Il Novecento

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Il ‘900 è il secolo delle due Guerre Mondiali, delle ideologie, il “secolo breve”, così venne definito dallo storico inglese Hobsbawm, che ne analizzò in particolare il periodo dal 1914, data di inizio della Prima Guerra Mondiale, al 1991, crollo del regime sovietico. Una densità di eventi, di tragedie storiche, che modificarono gli assetti politici ed economici del mondo, lasciando l’Europa, a inizio secolo al suo centro, in una posizione ben diversa, con nuove potenze ad avere in mano i destini dei popoli. 

 

Insieme a tutto questo il XX secolo è stato anche un periodo, e non va scordato, di grandi conquiste civili, economiche, sociali, scientifiche, tecniche e tecnologiche. La quantità di beni a disposizione di ogni cittadino è cresciuta, la durata media della vita è raddoppiata, l’incidenza delle malattie drasticamente ridotta, la quantità di lavoro diminuita, l’analfabetismo sconfitto, l’istruzione cresciuta. Le grandi trasformazioni già in atto nel XIX secolo, con l’avvento dei processi di industrializzazione, mutarono definitivamente la vita dell’uomo e l’organizzazione della società: dalla rivoluzione industriale al postfordismo, dalla società di classi alla società di consumi, dalla cultura elitaria alla società mediatica.

 

Un secolo, dunque, ambivalente, con due volti, due facce della stessa medaglia. Da una parte l’olocausto, la guerra fredda, le armi nucleari, il crollo del Muro di Berlino, dall’altro conquiste sociali e umane, impensabili fino solo a qualche anno prima.  

 

È il secolo dello sbarco sulla Luna, della psicanalisi, in cui il cinema prende forma, in cui lo sport considera la diversità, in cui la musica diventa di fruizione di massa, della rivoluzione informatica e tecnologica. Nasce così l’idea del festival, che, partendo da un’analisi del ‘900 cercherà di raccontare attraverso talk, incontri e interviste a grandi personalità, il rapporto tra innovazione e memoriatradizione e cambiamento. Le voci e i talenti saranno quelli di figure rilevanti del mondo dell’Arte e della Cultura, della Scienza e dello Sport, del Cinema e della Televisione, della Letteratura e del Teatro.

 

Perché il ‘900 è un secolo che va capito e raccontato. 

 

A farlo, al Festival delle Idee, ci saranno grandi nomi: Pupi Avati, Alessio Boni, Francesca Cavallin, Mauro Corona, Philippe Daverio, Gioele Dix, Carlo Freccero, Alan Friedman, Aldo Grasso, Nicolai Lilin, Melania Gaia Mazzucco, Morgan, Francesco Moser, Paolo Nespoli, Piergiorgio Odifreddi, Sara Simeoni, Carlo Vanoni. E ancora: Guido Barlozzetti, Arturo Maria Cardelus, Massimiliano Sabbion, Igor Sibaldi, Ivan Tomasi, Enrico Zoppas. I loro racconti prenderanno forma e accompagneranno il pubblico attraverso le Idee, anche positive, nate in questo secolo, che hanno lasciato impronte indelebili sul futuro. 

 

Il racconto intimo e colloquiale sarà il filo rosso della manifestazione per approfondire il dibattito sul ruolo del capitale umano e cognitivo nell’epoca della quarta rivoluzione industriale: innovare non a tutti i costi, ma innovare per crescere. Sperando di coinvolgere in questa narrazione le nuove generazioni: coloro che sono davvero il Futuro delle Idee!

Arte e Cinema

Un excursus tra le correnti artistiche del ‘900, le sue avanguardie, che furono in contrasto, non solo sotto il profilo artistico, con le concezioni artistiche, filosofiche, scientifiche, psicologiche e socio-economiche vigenti, sarà quello che condurrà lo storico dell’arte, saggista, docente, scrittore, Philippe Daverio. La sua verve e la sua bravura ci porteranno per mano, in modo coinvolgente, in un fascinoso viaggio nell’Arte, tra la frenesia, lo smarrimento, l’ansia del XX secolo, fra le opere di Klimt, di Kandinskij, di Picasso, e il susseguirsi degli eventi storici del Novecento. Un incontro fra Arte e Costume, per comprendere meglio la Storia recente. 

 

Ad analizzare alcuni dei grandi capolavori del secolo, con passione e precisione, grazie a dettagli storici e aneddoti biografici dei suoi autori, ci sarà la scrittrice, premio Strega, Melania Gaia Mazzucco. Per scoprire o ri-scoprire sotto una luce diversa alcune delle tele che hanno segnato un secolo. Il ‘900 è anche il secolo in cui la teoria della psicanalisi ha influenzato e si è estesa a più linguaggi, anche all’Arte. A raccontarci la nascita delle Idee nel Cinema e nell’Arte, dalle avanguardie che hanno cambiato il modo di vedere la realtà, all’evoluzione della Fotografia e del Cinema come “immagini in movimento”, non uno, ma  due storici dell’arte: Massimiliano Sabbion, apprezzato critico, e Francesca Cavallin, che smette i panni, solo temporaneamente, d’attrice, per tornare a una delle sue passioni più grandi: la Storia dell’Arte. All’Università di Padova si è infatti formata proprio in questa materia. 

 

Il ‘900 è, del resto, il secolo in cui il Cinema ha preso forma, le immagini si sono fatte movimento, e la magia della sala buia, illuminata solo dalla luce della proiezione, ha finito per ammaliare gli spettatori. A quella magia, a quel sogno, l’avvento del sonoro e del colore aprirono nuove frontiere, l’industria cinematografica si animò di divi, mentre in Italia, negli anni quaranta, il neorealismo divenne importantissimo. Se negli anni Sessanta a Hollywood si inaugurò il “New cinema” che criticava le ipocrisie e i pudori americani, e in Francia prese piede la Nouvelle Vague, in Italia, anche dopo il periodo neorealista, una nuova ondata di registi si fece avanti: Fellini, Antonioni, Monicelli, Scola, Risi, Pasolini, Rosi, Bertolucci. E fu proprio guardando  che Pupi Avati, nato a Bologna nel 1938, dopo un tentativo fallito di intraprendere la carriera di clarinettista jazz, s’innamorò della Settima Arte. Collaborerà, dopo i primi film, Balsamus, l’uomo di Satana, e Thomas e gli Indemoniati, con Pasolini, con Bava, dando il via a una carriera cinquantennale. Dirigerà una quarantina di film, alcuni entrati nella storia del cinema italiano. Girerà La casa dalle finestre che ridono (1976), un giallo-horror, nelle valli del Polesine, che con gli anni diverrà un film di culto per gli appassionati, e proprio all’horror il Maestro del cinema italiano è tornato in questo 2019 con Il Signor Diavolo, in sala quest’estate. Al Festival delle idee ripercorrerà le tappe della sua carriera cinematografica, dal thriller-horror Zeder al capolavoro Regalo di Natale (1986), film amaro su amicizia e tradimenti, con Abatantuono in versione drammatica, e i suoi attori-feticcio, da Carlo Delle Piane, scomparso di recente, ad Alessandro Haber, Gianni Cavina. Tra i suoi film più importanti: Aiutami a sognare, Impiegati, Noi tre, la rivincita di Natale, Storie di ragazzi e ragazze, Il cuore altrove, Il papà di Giovanna.

Arte e MUSICA

Una splendida commistione fra Arte e Musica è quella che avvenne quando la Pop Art irruppe sulle copertine di album musicali che fecero la storia del XX secolo. Il movimento artistico, espressione della società e dell’immaginario collettivo, di un’arte rivolta alla massa, fece degli oggetti della realtà quotidiana fonti d’ispirazione. Così la banana di Andy Warhol, nel 1967, divenne oggetto d’arte e simbolo di una generazione musicale. L’artista scelse infatti il frutto giallo come oggetto centrale per la copertina dell’album dei Velvet Underground & Nico. Il gruppo rock cercava qualcuno che disegnasse la copertina del loro nuovo lavoro, ma non era facile, le canzoni toccavano temi forti, come droga e alcol. Una sera gli artisti, tuttavia, conobbero un giovane fan in un locale dove si esibivano, che aveva proprio un’idea per quella copertina: Andy Warhol. Ad introdurci in questo affascinante mondo, in questo particolare intreccio d’arte, una coppia sui generis: il cantautore, polistrumentista, compositore, Morgan, al secolo Marco Castoldi, e il critico d’arte, originale e irriverente, Carlo Vanoni, il cui mestiere è avvicinare il grande pubblico all’arte contemporanea, e che, anche con la musica, ha sempre avuto a che fare, avendo iniziato la sua carriera come musicista chitarrista. 

 

Morgan sarà al Festival delle Idee, anche in un altro evento, in questo caso come unico protagonista, in un incontro speciale, quello in cui prenderà per mano il pubblico per portarlo con sé in un viaggio musicale unico: dalle grandi band che hanno fatto impazzire le masse, come i Beatles e i Queen, la musica anglosassone rock e pop, alla grande tradizione del cantautorato italiano, quello di Gaber, di Tenco, di De Andrè, di Guccini, di Dalla. La musica leggera, quella che, nel Novecento, è diventata di fruizione di massa, con concerti epici. Uno su tutti, il concerto più famoso della storiaWoodstock. Il festival, che portò a Bethel, piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 al 18 agosto 1969, all’apice della diffusione della cultura hippie, migliaia e migliaia di giovani. Canzoni che hanno fatto la Storia, anche quella personale di ognuno di noi. E i testi? Le parole scelte per raccontarci una storia in musica, per farsi poesia in versi, quelle che restano nel cuore, le poteva raccontare solo lui, il paroliere per antonomasia: il grandissimo Mogol. Giulio Rapetti, autore, produttore discografico, scrittore, il “poeta della musica”, con profondità e leggerezza si farà Cicerone lungo la storia della musica leggera italiana, che così fortemente ha contribuito a creare, a partire dal suo sodalizio con Lucio Battisti. Non mancherà al Festival delle Idee neanche uno spazio dedicato alle conversazioni musicali con il giornalista e critico Giò Alajmo e uno dedicato al “popolo che balla”, alla storia, all’evoluzione, della musica che illumina la Notte. A compiere questo viaggio fra hit, remix, produzioni che hanno fatto ballare l’Europa e il mondo, Mauro Ferrucci, sarà lui, il Dj e producer, che, in oltre un ventennio nelle consolle di mezza Europa, ha conquistato le vette delle classifiche e organizzato dei party memorabili, a portarci nel mondo della Dance, nel secolo in cui è nata, e della House Music; e il ritmo, quello della Notte, appunto, sarà al centro di un incontro in cui non si potrà che finire ballando, grazie a uno speciale dj set; perché in fondo siamo tutti “figli delle Stelle”.

Poesia, Letteratura e Ambiente

Tre temi che al Festival delle Idee verranno trattati anche attraverso tre omaggi a tre grandi personalità del ‘900: Alda Merini, Oriana Fallaci, Margherita Hack. Tre donne che nei loro rispettivi ambiti hanno scardinato convenzioni, animato dibattiti, sono state protagoniste del loro tempo. Nella Poesia di Alda Merini le parole diventano specchio di un tormento nell’anima, di una condizione di emarginazione, possono essere via di fuga, grazie all’immaginazione, da una realtà restrittiva, coercitiva. Libere di giocare, di avvicinarsi, di scostarsi, in modo ardito. Parole che in versi si fanno poesia, nella mente di una donna che ha saputo, nonostante tutto, affermare sé stessa. Alla poetessa, alla sua lotta, alla potenza, alla forza evocativa, delle sue composizioni Alessio Boniinsieme a Marcello Prayer, al Festival delle Idee dedicano lo spettacolo il Canto degli esclusi. Il gioco della Poesia nella nudità scenica, le due voci degli attori si alterneranno, si intrecceranno per diventarne una sola, e dare forma al ritmo del suo verso, all’intensità emotiva dei suoi accostamenti, delle contraddizioni che l’hanno abitata. Il Libro della Poesia da mettere in voce, con sensibilità e intelligenza interpretativa, fra consapevolezze amare e istintive felicità: Boni e Prayer indagheranno lo spazio mentale della Merini

 

Nata a Milano il 21 marzo 1931, Alda Giuseppina Angela Merini, celebre poetessa, scrittrice e aforista italiana, esordisce come autrice a quindici anni, mentre è nel 1947 che “le prime ombre della sua mente” – così le definirà – appaiono portandola al primo internamento in un ospedale psichiatrico. E, all’alternarsi di periodi di salute e malattia, fino al 1979, Alda riprenderà in mano la penna, affidando all’inchiostro le devastanti e drammatiche esperienze legate alla sua permanenza in manicomio. Il primo premio per la Poesia le viene conferito nel 1993, si tratta del Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale”, prima di lei grandi letterati lo vinsero. Il 1° novembre 2009 Merini muore nella sua città, Milano, lasciandoci i suoi scritti, quella poesia istintiva, spontanea, visionaria, orfica, in cui le immagini vengono accostate apparentemente senza alcun collegamento logico. Una poesia potente, diretta, senza filtri. La sua sofferenza, a tratti profonda, terribile, autentica e vissuta sulla propria pelle, non può che toccare il cuore, e Boni, nella sua interpretazione, regalerà un pezzo teatrale molto suggestivo. Ricordiamo che prima della Legge 180/1978, la Legge Basaglia, i malati con disturbi psichici erano considerati irrecuperabili e pericolosi socialmente, pertanto venivano allontanati dalla società, emarginati e rinchiusi nei manicomi. La chiusura dei manicomi ha permesso di restituire dignità ai malati in essi reclusi, ribadendo la centralità della persona.

 

Con il linguaggio del documentario il regista Fabio Massimo Iaquone riporta a noi la figura appassionata di Margherita Hack, una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana. Infinito Hack, il doc del 2019, appena presentato al Bellaria Film Festival è una intensa opera sperimentale dove il racconto, sempre entusiasmante e pieno di passione di Margherita Hack, è intervallato dall’elemento coreografico e da immagini cosmiche e stellari che, secondo lo stile inconfondibile del regista, contribuiscono a creare una sinfonia psichedelica che ci restituisce, ad alcuni anni dalla sua scomparsa, vivido il ricordo di una figura indimenticabile della Cultura, oltre che della Scienza, italiana.

 

Nata a Firenze il 12 giugno 1922, Margherita Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia. Il suo nome è legato a doppio filo alla scienza astrofisica mondiale, e ha svolto un’importante attività di divulgazione, dando un considerevole contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle. Nel 1945, a guerra finita, si laurea con una tesi di astrofisica relativa a una ricerca sulle cefeidi, una classe di stelle variabili: lavoro condotto all’Osservatorio astronomico di Arcetri, dove inizia ad occuparsi di spettroscopia stellare, suo principale campo di ricerca. Dal 1948 al 1951 insegna astronomia come assistente. Nel 1954 ottiene la libera docenza e, appoggiata e spinta del marito, inizia la sua attività di divulgatrice scientifica, collaborando con la carta stampata. È il 1964 l’anno in cui diviene professore ordinario, ottenendo la cattedra di astronomia all’Istituto di Fisica teorica dell’Università di Trieste. In qualità di professore ordinario assume l’incarico della direzione dell’Osservatorio astronomico, mantenendo la gestione per più di vent’anni, fino al 1987, e dando nuova linfa e risonanza internazionale a questa istituzione. Hack si è spenta a Trieste il 29 giugno 2013 a 91 anni.

 

Con un corto di fiction, appena selezionato nella sezione Alice nella città della 14ma edizione della Festa del Cinema di Roma, si ripercorre un particolare momento della vita di Oriana Fallaci, la scrittrice e giornalista, che viene interpretata sullo schermo da Miriam Leone, protagonista di A Cup Of Coffee With Marilyn, basato su una vicenda autobiografica contenuta nel primo libro di Oriana I Sette Peccati di Hollywood del 1958. Scritto e diretto da Alessandra Gonnella, prodotto da Diego Loreggian per RedString e coprodotto dalla stessa regista e dalla società inglese Hoffman, Barney & Foscari di Bombassei, Della Sciucca e Lindsay-Hogg storico regista dei Beatles. A firmare due inediti in inglese e la colonna sonora è Francesca Michielin. Girato interamente a Londra, ma ambientato in una New York anni ’50, il corto narra le vicende di una giovanissima Oriana Fallaci, inviata negli Stati Uniti dal giornale l’Europeo per un’inchiesta nello star systemhollywoodiano, durante la sua disperata ricerca di intervistare Marilyn Monroe. Nonostante i ripetuti tentativi, Oriana non riuscirà mai ad incontrare Marilyn, e con un vero colpo di genio decise di non occultare la vergogna di quel fallimento, descrivendola in tutti i particolari e le umiliazioni del caso. Di lì a poco Oriana Fallaci diventerà la più grande giornalista italiana del dopo guerra, con quel suo modo indimenticabile di ritrarre i personaggi nelle sue interviste. Alessandra Gonnella, autrice del corto, è una regista ventiquattrenne veneta al secondo cortometraggio, formatasi in cinema a Londra, dove risiede. Francesca Michielin, pur avendo già collaborato con il cinema, è qui alla sua prima esperienza nel seguire un’intera colonna sonora, per la quale vista l’ambientazione del ’58, ha pensato subito al primo album di Nina Simone, a quelle atmosfere jazz per creare nuove sonorità mantenendo quel particolare mood.

Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice italiana conosciuta in tutto il mondo, con i suoi reportage di guerra, le sue interviste agli uomini più potenti del globo, il suo carattere ribelle ha saputo scuotere e anche scandalizzare il mondo intero. Nata a Firenze il 29 giugno 1929, partecipò attivamente alla resistenza italiana, come staffetta. Dopo la maturità classica, s’iscrisse all’Università, ma ben presto il fuoco sacro del giornalismo le farà prendere un’altra strada. Riceverà nel 1977 una Laurea Honoris Causa in LetteraturaDopo Milano e Roma, nel gennaio del ’56 per L’Europeo giunse per la prima volta a Hollywood per raccontare senza filtri il mondo del cinema. Il primo romanzo è del 1962, Penelope alla guerra, mentre agli inizi degli anni Sessanta intervista da Ingrid Bergman a Federico Fellini, da Salvatore Quasimodo ad Alfred Hitchcock, fino ad Anna Magnani e Natalia Ginzburge ne nasce Gli antipatici, ritratti ironici in cui emergono segreti e retroscena della celebrità. Con Se il Sole muore racconta gli astronauti e l’America coinvolta nell’impresa spaziale per la conquista della Luna. Nel 1967 è inviata durante la guerra del Vietnam. Nel corso dei decenni raccontò la rivolta di Detroit dopo l’uccisione di Martin Luther Kingil conflitto arabo-palestinesela morte di Bob Kennedy. Intervistò uomini come Ali Bhutto in Pakistan, Haile Selassie in Etiopia, Indira Gandhi in India, Golda Meir,prima donna premier di Israele, Arafat, storico leader palestineseHenry Kissinger. Con il romanzo Insciallah,ambientato ai tempi della guerra civile in Libano, alle quali partecipò anche l’Italia, incontra Paolo Nespoli, cui s’ispirerà per il suo protagonista. Con La Rabbia e l’Orgoglio rompe un silenzio durato dieci anni, e lancia invettive contro i terroristi dopo l’apocalisse delle Terre Gemelle dell’11 settembre 2001Accolto con enorme clamore (e con forti polemiche) in Italia e all’estero, il libro si trasforma in un caso mondiale. In risposta agli attacchi e minacce ricevuti lavora a un post-scriptum: La Forza della Ragione in cui approfondisce il rapporto tra Occidente e Islam. Una eretica, irriducibile e recidiva, decisa a battersi per difendere i valori con cui è cresciuta”, così si definiva Oriana, scomparsa a Firenze il 15 settembre 2006.

TEatro, letteratura e ambiente

È un percorso teatrale tra letteratura e umorismo quello in cui s’addentrerà Gioele Dix, raccontando alcuni dei nostri migliori amici, quelli che ritroviamo tutti i giorni allineati su uno scaffale di casa nostra: i libri, quei meravigliosi compagni nel viaggio della vita, quei romanzi e quelle poesie che ci hanno cambiato la vita, una condivisione di quel salvifico contagio che è la “lettura”. Così Dix ci condurrà nella sua esplorazione di grandi autori e capolavori, da Pirandello alla letteratura americana, dal teatro ai romanzi, da George Orwell a Bertolt BrechtGroucho Marx che andrà a braccetto con Svetlana Szymborska, la scrittrice polacca premio Nobel, e i classici di Italo Calvino se la giocheranno con il capolavoro di Kressman TaylorDestinatario sconosciuto. 

 

I grandi autori sono spesso “ricercatori di felicità”, per loro le convenzioni sociali, i doveri morali, le ambizioni di cui molti si accontentano, diventano limiti da superare, per scoprire nuovi mondi, legati all’immaginazione. Nulla è più rivoluzionario della felicità, nulla è più tenace della paura di conquistarla. Di questa paura, su cui grandi romanzieri hanno indagato alla ricerca delle cause più profonde e dei modi per vincerla, ci parlerà Igor Sibaldi, filologo e filosofo, studioso di teologia, che dei grandi classici della letteratura del ‘900 è un esperto. Slavista e scrittore, nella sua produzione analizza la “psicologia del profondo” poiché in un’epoca di tecnologia avanzata, come quella odierna, in cui si potrebbe lavorare di meno e capire più cose, si finisce invece sopraffatti dall’ansia, preda di paure, legate a crisi e tormenti che, nel secolo precedente, il secolo delle guerre mondiali, avevano ragione d’essere, e oggi molto meno. 

 

Mentre della letteratura che sa raccontare con grande forza il paesaggio, della Natura che diviene mezzo espressivo, urgenza, parleremo in due incontri che metteranno al centro e incroceranno la Storia con l’Attualità. La montagna, il suo mito, la sua forza, saranno protagoniste con Mauro Corona, scrittore, alpinista, scultore, campione di bob, che è un tutt’uno con questo elemento, e che parlerà anche della tragedia ambientale e umana che più ha segnato la storia dell’Italia e della montagna: il disastro del Vajont, avvenuto la sera del 9 ottobre del 1963Nei suoi romanzi e nei suoi racconti Corona porta a contatto il lettore con un mondo quasi del tutto scomparso: quello della vita e delle tradizioni nei paesi della Valle del Vajont – Corona è nato e vive a Erto – un ecosistema che subì violenti sconvolgimenti a seguito della tragedia che vi accadde. Personaggi ed echi del passato riaffiorano tra le righe di Corona, che affronta con uno sguardo appassionato e un po’ malinconico tematiche come il rapporto dell’uomo con la natura, con le proprie radici e con l’incombente progresso economico e tecnologico. Nella sua produzione il paesaggio diventa letteratura. Al Festival delle Idee la montagna, il Vajont, ma pure i disastri boschivi dell’ottobre 2018, per ricondurre la Storia all’Attualità, saranno parte del viaggio nel mondo di Corona, nella natura che permea le sue opere, nel rapporto indissolubile tra uomo e ambiente, nel ritorno a un’“animalità” primordiale. “Quando la Natura si ribella all’uomo”, dunque, focus dell’incontro con lo scrittore best seller al di fuori dei canoni. 

 

Non sarà questo l’unico momento dedicato all’Ambiente e alla Letteratura, visto che dall’Italia ci sposteremo ad Est, nella sua natura selvaggia e a tratti incontaminata con un altro grande autore, che ha saputo nei suoi scritti raccontarci un altro mondo, antico, e a tratti sconosciuto: Nicolai Lilin. Lo scrittore di Educazione Siberiana è stato anche di recente una delle pochissime voci in grado di raccontare il disastro ambientale, occorso questa estate, in Siberia. Gli incendi della foresta, secondo polmone planetario, avvenuti nell’indifferenza politica generale, sono stati al centro di approfondimenti da parte di Lilin, e saranno anche uno dei temi dell’incontro al festival, sempre intrecciando Storia ed Attualità, e ricordando un altro disastro ambientale che sconvolse l’Europa di fine Novecento: Černobyl’. Avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:40 secondi, nella centrale nucleare V.I. Lenin, situata in Ucraina settentrionale. A moderare questi due appuntamenti fra Letteratura e Ambiente, un altro grande autore contemporaneo best seller: Matteo Strukul,romanziere, sceneggiatore, vincitore del Premio Bancarella 2017.  

Numeri, Politica, Economia e Televisione

Quando si parla di disastri ecologici, di errori umani, di fatti che hanno segnato epoche si ha spesso a che fare con i numeri e con scelte politiche. I numeri di questo secolo raccontano tante cose, intanto il XX è il secolo della matematica, in soli cent’anni si sono dimostrati più teoremi che nell’intero corso della storia, trovando, molti di essi, applicazioni nei campi più svariati, dalla scienza alla cultura umanistica; numeri che analizzerà un grande divulgatore scientifico, qual è Piergiorgio Odifreddi. Matematico, logico, saggista, accademico, Odifreddi nella Storia della matematica del Novecento, una delle sue pubblicazioni, ha ricostruito in una forma il più possibile facile e discorsiva la straordinaria vicenda di una disciplina spesso vissuta come astrusa e distante dalla vita quotidiana, descrivendone le Idee, i risultati, i principali protagonisti, i problemi ancora irrisolti. Nella lectio al Festival sarà in grado di farci vedere in luce moderna le teorie più classiche, ci illustrerà le sue applicazioni nei campi più svariati, dalla cristallografia all’economia, ci farà familiarizzare con il linguaggio del terzo millennio. 

 

Il Novecento ci ha lasciato, dunque, su un Bordo. È stato l’ultimo secolo non solo per la cronologia ma perché, partito con il vento della società moderna e industriale, passato per due guerre, i totalitarismi e la Guerra Fredda, è approdato alla società globale e virtuale della rete. Un arco sospeso fra tradizione e innovazione, il mito del Progresso e quello della Rovina, l’Utopia e la Realtà. Il Bordo è dunque la condizione che ci lascia, un Prima che anticipa ed ha i segni del Dopo. Allora, cosa portarsi dietro? Si interroga su questo, Guido Barlozzetti, che al Festival, in un reading attraverso dieci immagini che ci ha lasciato, dieci segni fra passato e futuro, dieci promesse di futuro, cesellerà il XX secolo. Laureato in filosofia, professore di italiano e latino, giornalista, esperto di comunicazione, ha collaborato con varie università e da molti anni lavora con la Rai come consulente, autore di programmi e conduttore. 

 

La velocizzazione dell’informazione, affidata a strumenti tecnologici sempre più avanzati, i nuovi mezzi di comunicazione, le ferrovie, le navi a vapore, gli aerei, il telegrafo senza fili hanno abbreviato i tempi e reso più veloci scambi, incontri, colloqui. Con Internet poi si sono superati i limiti dello spazio, prima insormontabili. La sua origine risale agli anni sessanta del ‘900, iniziativa statunitense, messa a punto durante la Guerra Fredda come nuovo sistema di difesa e controspionaggio. La prima pubblicazione scientifica che teorizza una rete di computer mondiale ad accesso pubblico è datata agosto 1962, rete a cui venne dato come nome “Intergalactic Computer Network”, mentre bisognerà attendere fino al 1991 per far rendere tale realtà pubblica, con la legge emanata dal governo USA High performance computing act. Un periodo di progresso scientifico e anche di conquista di diritti fondamentali per la democrazia, primo fra tutti il diritto universale al voto. Dalle idee riguardo la volontà collettiva e la rappresentanza politica di Rousseau, di questi tempi reinterpretata dai movimenti politici con la piattaforma digitale, si possono individuare le origini del diritto di voto, anche se la sua conquista non fu proprio facile. Il suffragio universale venne sancito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946 in Italia. Un diritto inalienabile per tutti gli esseri umani, che permise anche alle donne di eleggere ed essere elette. L’eccezionalità inoltre fu data anche dall’occasione, ovvero il Referendum del 2 giugno 1946, in cui tutta l’Italia fu interpellata a scegliere tra la Repubblica e la Monarchia.

 

Con uno sguardo rivolto a questo passato, è un tuffo nel presente, e nell’attualità più vicina a noi quello che faremo insieme ad Alan Friedman. Il giornalista, conduttore televisivo e scrittore statunitense, analizzerà la situazione attuale italiana. Farà il punto su immigrazione e autonomia, sui retroscena della da sempre turbolenta politica italiana, vista anche la sua recentissima pubblicazione per Newton Compton Questa non è l’Italia“. Temi scottanti che infiammano il dibattito politico, storie segrete e verità shock saranno al centro di un’analisi in cui ambizione e desiderio di potere finiscono per obnubilare le menti. Numeri alla mano Friedman spiegherà anche l’impatto dell’instabilità politica, elemento che ha sempre caratterizzato la politica italiana, sui conti degli italiani. 

 

Un’Italia che, nel ‘900, ha scoperto ed eletto quale mezzo di comunicazione preferito la TelevisioneL’11 settembre 1949, con una trasmissione sperimentale dalla Triennale di Milano presentata da Corrado, hanno inizio le trasmissioni televisive in Italia, anche se la programmazione ufficiale cominciò soltanto il 3 gennaio 1954, a cura della RAI, in bianco e nero. L’avvento dei mass media ridusse le differenze di linguaggio, tradizioni e vita locale. Chi prima usava solo il dialetto, con la diffusione della televisione e della radio riuscì a conoscere l’italiano, e gradualmente abbandonò il dialetto. Dapprima utile come mezzo per formare ed educare le persone, anche per divulgare una lingua, appunto, anche con i suoi sceneggiati, degli anni ’60-’70-’80, alcuni tratti da grandi opere letterarie, la Tv è diventata una “compagna” nella vita quotidiana degli italiani, in grado di accontentare con i suoi contenuti grandi e piccini, a partire dal Carosello, di cui al Festival ci parlerà Marco Melegaro, volto di Sky Tg 24. Dei vent’anni che hanno cambiato la televisione e la pubblicità del nostro Paese, plasmando un immaginario collettivo e condiviso fatto di tormentoni e personaggi: da Condor, Pippo l’ippopotamo blu, Calimero, l’infallibile ispettore Rock. L’Italia dal 1957 al 1977 che va di pari passo ai caroselli, lente privilegiata per l’interpretazione di quegli anni: dal miracolo economico sino alla crisi petrolifera delle domeniche dell’austerity. Ricordando che nel 2017 Carosello ha compiuto sessant’anni: la sua prima puntata andò in onda, infatti, il 3 febbraio del 1957. 

 

A parlarci di televisione, croce e delizia, due ospiti che ne sono grandissimi esperti in due appuntamenti imperdibili, a loro spetterà il compito di osservare con occhio critico il mezzo che più di ogni altro è entrato nella quotidianità delle famiglie italiane, guadagnandosi “un posto” privilegiato. Aldo Grasso critico televisivo, giornalista e professore universitario racconterà settant’anni di televisione, la sua trasformazione da mezzo informativo a mezzo di comunicazione, intrattenimento, di creazione di gusti e modi di pensare, c’è chi sostiene anche strumento di condizionamento del voto degli italiani; Carlo Freccero, autore televisivo, dirigente pubblico e d’azienda, massmediologo e accademico, parlerà dei diversi tipi di tv che hanno attraversato il ‘900, dalla tv pubblica degli inizi che voleva educare alla tv commerciale che voleva fidelizzare fino ai giorni nostri in cui la tv è sullo schermo di uno smartphone. Un viaggio che l’attuale direttore di Rai 2 ha raccontato nel suo ultimo libro Fata e Strega, che parte dalla TV degli sceneggiati e del maestro Manzi per arrivare a quella dei format e dei reality. Dalla televisione pedagogica a quella dal forte impatto social, un percorso fra i media nazionali e quelli commerciali insieme a chi, nella televisione, ci lavora da decenni.

Imprenditoria e Creatività

Al Festival delle Idee non poteva mancare uno speciale focus dedicato all’imprenditoria, e a quelle Idee che hanno saputo andare oltreCreatività ed eccellenza narrate da tre realtà che hanno raggiunto negli anni, e con la loro storia, dei risultati incredibili: Ferrero, Inglesina Baby e l’Acqua Minerale San Benedetto. 

 

Arturo Maria Cardelus approfondirà l’evoluzione della storia della Ferrero, fondata nel 1946 – nella quale ha ricoperto altissimi ruoli dirigenziali e, dove, oggi, siede nel Consiglio di Amministrazione di Biscuit Delacre – e della sua capacità di sviluppare prodotti “senza tempo”. Un viaggio che parte dall’invenzione di una crema a base di nocciole per sopperire alla mancanza nelle Langhe del cacaoe arriva ai giorni nostri mantenendo immutata l’ossessione per la creazione di prodotti superiori dal punto di vista tecnologico, ma radicati nella cultura popolare.

 

Liviano Tomasi ci condurrà lungo la storia di Inglesina Baby, fondata nel 1963, della quale è l’attuale presidente, parlandoci della crescente complessità delle sfide che un’impresa “business to consumer” deve affrontare. Un viaggio che parte dalla realizzazione della “London”, ispirata alle eleganti carrozze che si vedevano solo alla corte britannica, e arriva ai giorni nostri dove il design deve dialogare sempre più strettamente con la tecnologia per offrire la massima sicurezza, protezione e comfort al bambino, e la massima affidabilità e praticità d’uso al genitore. 

 

Enrico Zoppas illustrerà lo sviluppo della storia di Acqua Minerale San Benedetto, azienda dal 1956, della quale è l’attuale presidente, evidenziando come la parola magica che gli permette di competere (e vincere) sul mercato con colossi del calibro di Coca-cola e Nestlé sia “flessibilità”. Un viaggio che fin dall’inizio si pose il problema di creare benessere per l’intera comunità, e che ha portato l’impresa a diventare leader assoluto nelle acque in Italia, presente in 100 paesi, con 10 stabilimenti nel mondo di cui 6 in Italia, 757,3 milioni di fatturato, 1953 dipendenti, 4,49 miliardi di bottiglie prodotte ogni anno. 

 

Le “4 Venezie” e la Città Metropolitana

Al Festival delle Idee ci sarà spazio anche per un’analisi del territorio, dello spazio in cui nasce questa manifestazione, la Città Metropolitana di Venezia. In tal senso un rapporto su Venezia Civitas Metropolitana sarà presentato con il libro Quattro Venezie per un Nordest, realizzato dalla Fondazione di Venezia, con il coordinamento del professor Paolo Costa. Il volume è il primo frutto di una ricerca triennale diretta da Costa, che lo presenterà nel corso della manifestazione, e che la Fondazione di Venezia sta conducendo in collaborazione con le Università veneziane ed altri enti di ricerca accreditati. La ricerca documenta l’evoluzione dal secondo dopoguerra ad oggi dell’economia e del sistema urbano e metropolitano esteso a Padova e Treviso, del quale Venezia fa parte, e ne esplora – in questo primo volume – le potenzialità di sviluppo scaturenti dalla sua base economica turistica. Alla valutazione delle potenzialità di sviluppo non turistiche materiali e immateriali saranno dedicati due ulteriori volumi oggetto delle ricerche in corso presso la Fondazione di Venezia. 

TErritorio, cibo e salute

E parlando di Territorio e dei suoi prodotti, Tino Vettorello nello spazio Food della prima edizione del Festival ci racconterà come è cambiata la nostra alimentazione nel corso degli anni, o meglio dei decenni. Nel corso di due incontri condurrà il pubblico in un percorso di conoscenza del “food salutistico”, in cui andrà a sottolineare l’importanza dei prodotti Dop, valorizzando l’arte culinaria del territorio. Del resto nel corso del ‘900 si sono compiuti molti passi in avanti per quanto riguarda la cucina, e anche numerosi elettrodomestici sono comparsi nelle nostre case, basti pensare che, ad esempio, nel 1913 a Chicago venne venduto il primo frigorifero domestico, il “domeire”, e solo due anni più tardi, nel 1915 Clarence Birdseye inventò la surgelazione; o ancora, che il primo forno a microonde venne pensato dall’americano Spencer nel 1945; e che, nel 1946, l’italiano Achille Gaggia inventò la macchina per il caffè espresso. 

 

A raccontarci il cambio di prodotti utilizzati prima ed oggi, nel corso del XX secolo, Vettorello, che dell’arte culinaria ha fatto la sua passione più grande. E, se oggi, il mestiere e la passione degli chef ha trovato grande riscontro, e fatto nascere quasi una sorta di moda, o nuova tendenza, nel narrare e nel far vedere quel che avviene in cucina, a suon di trasmissioni televisive, youtuber, blogger, è proprio nel ‘900 che l’idea di raccontare i ristoranti e i punti di ritrovo, attraverso recensioni e note di viaggio, prende forma con la prima Guida Michelin, una pubblicazione nata in Francia, proprio nel 1900, dedicata ai “gastronomadi” (gli automobilisti-gastronomi), allo scopo d’illustrare le caratteristiche di tutti i ristoranti di qualità presenti sul territorio. Sempre in Francia, nel 1912, nacque con lo stesso intento il Club dei Cento, che stilò una lista di maison dove si mangiavano “cose molto buone”. E non va dimenticato che i ricettari di cucina, nel corso del XX secolo, diventano veri e propri bestseller, come nel caso de Il Cucchiaio d’Argento, pubblicato per la prima volta nel 1950, giunto alla sua decima edizione nell’ottobre del 2016, che resta uno dei libri di cucina più rinomati e popolari d’Italia, con oltre 2000 ricette provenienti da tutte le regioni italiane. Piatti regionali, dettagli, segreti saranno negli incontri di Chef Idea di Tino, focus, cui si unirà l’arte dell’assaggio e della degustazione. 

 

E l’importanza di vivere sani tra nutrizione equilibrata e un corretto stile di vita e imparando a conoscere al meglio il proprio corpo ce lo illustreranno Ivan & Ivan, uno sportivo e un esperto di metabolismo. Ivan Zangirolami, laureato in Scienze Motorie all’Università di Verona, ha condotto studi e ricerche sui processi metabolici e illustrerà l’evoluzione del concetto di food & health dal ‘900 ad oggi, per capire se siamo (ancora) quello che mangiamo. Ivan Origonedetentore del record del mondo di velocità con gli sci, racconterà come cibo e sport sono un binomio indissolubile. Trentaduenne, aostano, è uno degli atleti più vincenti nella storia dello sci velocità. Entrato a far parte della squadra azzurra dal 2005, l’anno successivo ha raggiunto la seconda prestazione di tutti i tempi e segnato il nuovo record del mondo Juniores con 250,70 km/h. Nel 2008 ha vinto sei gare su sette, aggiudicandosi la sfera di cristallo. Dopo svariate medaglie, il 26 marzo 2016 ha stabilito il nuovo primato mondiale di velocità sugli sci toccando sulla pista Chabrières a Vars, in Francia, i 254,9 km/h.

SPAZIO, SPORT E FUTURO

Andare oltre, superarsi, e raggiungere obiettivi, per costruire realtà migliori, persone migliori. Lo sport, i suoi valori fondanti, che a volte vengono dimenticati, inquinati: l’impegno, i sacrifici, la tensione verso il risultato, la capacità di accettare le sconfitte, la forza necessaria per rialzarsi e crederci ancora, ricominciare sempre. Bisogna credere nei sogni, per poterli realizzare. E di sogni, nello sport, ne abbiamo vissuti tanti, tutti assieme, perché l’impresa del singolo, del campione sportivo, o della squadra, diventa emozione collettiva. Tutti si sono identificati nell’urlo di Tardelli ai mondiali dell’82, nei goal di Paolo Rossi: Mondiali vinti dall’Italia (prima di allora il nostro Paese era risultato vittorioso in quelli del 1934 e del 1938). Imprese coinvolgenti, commoventi; e che dire dello scatto di reni di Sara Simeoni, quando toccò i 2,01 m per ben due volte, divenendo primatista mondiale del salto in alto nel 1978, anno in cui vinse il campionato europeo? Due anni dopo, l’ex altista, divenne medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Mosca del 1980. Che emozione! E il sacrificio, la fatica, il sudore di Francesco Moser, che con le sue 273 vittorie su strada da professionista risulta a tutt’oggi il ciclista italiano con il maggior numero di successi all’attivo? Lo ricordate con la maglia rosa al Giro d’Italia del 1979 o nella sua famosa rivalità con Giuseppe Saronni, simile a quella che trent’anni prima aveva caratterizzato un’altra famosissima coppia nel ciclismo: Fausto Coppi e Gino Bartali. Sara Simeoni, Francesco Moser, saranno ospiti del Festival delle Idee, con le emozioni che ci hanno regalato, i risultati che hanno ottenuto, la forza con cui si sono misurati con loro stessi, ricordi indelebili nella testa e nel cuore di ognuno di noi. 

 

A raccontarci una nuova prospettiva sulla vita, ad andare oltre i limiti che l’uomo pensava di avere, almeno fino ad allora, a vivere un sogno, che si avvera e diviene realtà, chi potrebbe esserci di meglio di un astronauta? Era il 21 luglio alle ore 02:56 UTC del 1969, quando Neil Armstrong mise piede sulla Luna.Quell’impronta, quell’immagine dei primi passi su un altro pianeta, dello sbarco sulla Luna, ha fatto la Storia. Il boom economico e le grandi imprese spaziali del ‘900 che hanno cambiato la percezione dell’esistenza umana, come tecnologia, ricerca, e capitale umano hanno reso possibili sfide inimmaginabili fino a pochi decenni fa, di tutto questo parlerà Paolo Nespoli. Ma anche molto di più di questo, perché oggi il racconto dello Spazio appare ancora più vicino a noi, grazie all’incredibile lavoro, fatto proprio da Nespoli, da Samantha Cristoforetti, da Luca Parmitano, gli astronauti dell’Agenzia spaziale europea che tutto il mondo ci invidia. Giusto quest’estate Parmitano in missione, lanciava l’allarme sui problemi reali, come il riscaldamento globale, confermando, di aver visto i deserti avanzare e i ghiacci sciogliersi. Abbiamo sognato con le foto di Cristoforetti e Nespoli, con i loro racconti da lassù. E al Festival delle Idee Paolo Nespoli si materializzerà per descriverci, con la sua esperienza, quell’incredibile meraviglia che è la Terra, e la realtà “straordinaria” di un astronauta. Il suo ultimo atterraggio è datato 14 dicembre 2017; a lui è stato dedicato un asteroide, 12405 Nespoli; lui è diventato anche un personaggio di Topolino. Militare e ingegnere, protagonista di un documentario, presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, nella 74esima edizione, che racconta tutto ciò che avviene prima del lancio, dai durissimi addestramenti, agli esperimenti, alle simulazioni di situazioni catastrofiche e all’aspetto tecnologico delle missioni nello spazio, Nespoli dal 2018 è in pensione, dopo aver vissuto nello spazio 313 giorni, 2 ore e 36 minuti. 

 

Donne e uomini straordinari, davvero, veri supereroi, quelli che con il loro lavoro, il loro impegno, la loro dedizione, hanno contribuito a rendere la vita di ognuno di noi più cosciente, più consapevole, ci hanno spiegato grandi fenomeni, hanno compiuto grandi missioni, hanno superato con la forza delle Idee ostacoli così grandi da sembrare insormontabili. 

 

Idee, emozioni, sogni, saranno i protagonisti di questo Festival, che, grazie a questi ospiti eccezionali potrà regalare al pubblico uno spaccato su quel che è stato il ‘900, il Secolo appena trascorso.